19 luglio 1992 – 19 luglio 2024
Stamattina il gruppo di ragazze e ragazzi trentini e altoatesini di “Esate in Campo 2024”, promosso da noi, Arci del Trentino e Arciragazzi BZ, e sostenuto dalle due Province Autonome all’interno del tavolo regionale per la memoria e la cittadinanza attiva, ha potuto assistere alla cerimonia per ricordare l’anniversario dell’attentato che tolse la vita a Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta.
Venti ragazze e ragazzi trentini ed altoatesini, hanno partecipato a Palermo alle celebrazioni per ricordare la strage di via D’Amelio.
Il 19 luglio 1992 l’esplosione di una bomba posizionata da Cosa Nostra uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque dei sei membri della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli.
La strage di via D’Amelio arriva 57 giorni dopo quella di Capaci, che uccise il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, con gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Proprio per il profondo legame tra le due stragi, i giovani oltre ad essersi recati alle celebrazioni di via D’Amelio, hanno visitato il memoriale di Capaci, con la stele che rende visibile il punto dell’autostrada Trapani Palermo dove esplose l’ordigno.
Alle celebrazioni di via D’Amelio hanno preso parte, come ogni anno, esponenti della politica, della società civile e delle istituzioni, insieme a migliaia di cittadini.
“Questi giovani sono nati tutti dopo il 1992. Quello che per noi è memoria, per loro è storia. È un periodo
che non hanno vissuto e perciò non possono ricordare, dichiara Andrea La Malfa presidente di Arci del
Trentino. Per questo è un nostro dovere raccontare, far conoscere i testimoni di quegli anni, ricordare
insieme a loro chi con profondo senso di giustizia e delle istituzioni, ha sacrificato tutto, fino alla propria
stessa vita, nella lotta al potere mafioso. Una lotta che è e deve essere ancora attuale perché anche oggi il
fenomeno mafioso è diffuso e non smette di esercitare corruzione, intimidazione e minacce, distruggendo le
realtà sociali in cui si insinua”.




