Il Queer Cinema for Palestine arriva in Trentino: immagini, esilio e resistenza nel mese del Pride
Giugno è il mese che ogni anno raccoglie in tutto il mondo manifestazioni, eventi culturali e iniziative dedicate alla visibilità e ai diritti delle persone LGBTQIA+. Anche il Trentino partecipa con tre appuntamenti di Queer Cinema for Palestine 2026, rassegna internazionale che utilizza il cinema come spazio di incontro tra le lotte queer e la solidarietà con il popolo palestinese. Il legame tra giugno e il pride affonda le sue origini nei moti di Stonewall del 1969 a New York, considerati uno dei momenti fondativi dei movimenti contemporanei per i diritti delle persone LGBTQIA+, e nel tempo si è trasformato in un contenitore globale che unisce celebrazione, rivendicazione politica e iniziative culturali contro discriminazioni ancora presenti.
In questo quadro si collocano le tre proiezioni trentine: il 16 giugno alle ore 18.00 allo Spazio Arcobaleno di Trento (via della Predara 11), il 17 giugno alle ore 20.00 allo Spazio Nemos di Arco (via Stazione 6) e il 26 giugno dalle ore 19.30 a Palazzo Baisi di Brentonico (via Mantova), tre appuntamenti che si inseriscono in una rete internazionale che coinvolge centinaia di eventi in decine di paesi. I tre appuntamenti sono nell’ordine organizzati da Arcigay Trentino, Circolo Arci Altro Garda e Circolo Arci di Brentonico con la collaborazione di Associazione Il Paradosso di Arco, Mandacarù, Fondazione Altromercato, BDS Trentino, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Collettivo Bristol e Zona Franca.
Al centro della rassegna c’è l’idea che il cinema non si limiti a raccontare la realtà, ma influenzino anche il modo in cui un conflitto viene percepito e interpretato dal pubblico. L’edizione 2026, intitolata No Pride in Genocide, si muove infatti all’interno di una cornice che lega esplicitamente il linguaggio del Pride alle questioni di giustizia globale, a partire dall’idea che le esperienze LGBTQIA+ siano attraversate anche da altre forme di discriminazione e disuguaglianza. In questa prospettiva, le esperienze queer palestinesi diventano un punto di intersezione tra identità, esilio, colonialismo e resistenza.
Il programma dei cortometraggi costruisce questo discorso attraverso linguaggi e registri molto diversi tra loro, che vanno dal documentario alla sperimentazione, dalla satira politica alla narrazione poetica. In A Message, l’artista e attivista trans palestinese Mama Ganuush dà voce a esperienze queer nella diaspora, costruendo un racconto frammentato tra memoria personale e appartenenza collettiva. Ceasefire segue invece il percorso di Nawras, artista queer giordano-palestinese residente in Europa, e affronta il tema della ricerca di una casa possibile in una condizione di migrazione permanente, dove identità e radici culturali diventano territori mobili e instabili. The 5-Year Plan for Financial Independence della regista palestinese Dua Omari utilizza un registro ironico per raccontare la difficoltà di immaginare il futuro quando la precarietà politica e materiale diventa condizione strutturale dell’esistenza. Until We Return si muove invece su un piano più poetico, intrecciando immagini e memoria per raccontare il desiderio del ritorno e la persistenza dell’esilio come esperienza esistenziale. Con We Will Haunt Your Archive, il cinema diventa esplicitamente politico e archivistico: il film mette in relazione le mobilitazioni queer contemporanee a sostegno della Palestina con la memoria delle lotte ACT UP durante la crisi dell’AIDS, suggerendo una continuità tra pratiche di resistenza e costruzione della memoria collettiva. Chiude il programma Sorry, del regista canadese John Greyson, una satira che lavora sul linguaggio dei media e della propaganda per interrogare il modo in cui il conflitto viene raccontato, semplificato e reso consumabile dallo sguardo occidentale.
Attorno a queste proiezioni si è sviluppata negli anni una rete internazionale che ha reso Queer Cinema for Palestine una piattaforma diffusa in tutto il mondo. Il progetto nasce da un appello di artisti e collettivi palestinesi e internazionali che hanno scelto di aderire a forme di boicottaggio culturale nei confronti di istituzioni considerate parte integrante delle politiche israeliane nei territori palestinesi. La rassegna è promossa da PACBI (Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel), campagna nata nel 2004 e parte del movimento BDS, che promuove il boicottaggio accademico e culturale come forma di pressione non violenta.
Il PACBI sostiene che università, festival e istituzioni culturali non siano spazi neutrali, ma attori capaci di produrre legittimazione simbolica e politica. Da questa prospettiva deriva anche il concetto di “normalizzazione”, inteso come processo attraverso cui rapporti di forte disuguaglianza vengono resi culturalmente accettabili o percepiti come semplici differenze tra parti equivalenti, senza riconoscere le asimmetrie di potere che li attraversano. La rassegna cinematografica si colloca dentro questa cornice teorica, utilizzando il cinema come strumento di contro-narrazione e di riemersione di storie marginalizzate.
Le tre realtà promotrici delle proiezioni in Trentino – Arcigay del Trentino, Arci Altro Garda e Circolo Arci “Ugo Winkler” Brentonico – fanno parte di un percorso condiviso di iniziativa culturale e politica sul territorio e aderiscono alla rete SPLAI – Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, una campagna promossa da BDS Italia che invita associazioni, circoli e spazi culturali a dichiararsi non coinvolti in rapporti con istituzioni israeliane ritenute responsabili di politiche di occupazione e discriminazione nei confronti del popolo palestinese, in continuità con le campagne internazionali di boicottaggio culturale e accademico. In Trentino l’adesione alla rete coinvolge anche una pluralità di realtà diverse, non solo associazioni e spazi culturali ma anche attività private come ristoranti, strutture ricettive e soggetti del mondo culturale e teatrale, che hanno scelto di sottoscrivere la campagna come forma di posizionamento pubblico.


