Il primo appuntamento del cammino che ci accompagnerà verso il 25 Aprile!: martedì 30 gennaio dalle 18:00 a Palazzo Geremia.
Da ormai 20 anni Saskia von Brockdorff (1937) si impegna nella testimonianza e nell’incontro con ragazzi, studenti e persone da tutto il mondo.
Questa storia eccezionale inizia all’ombra della Repubblica di Weimar, prima grande democrazia tedesca, quando la madre, Erika (1911-1943), decise di trasferirsi a Berlino, capitale culturale e civile del paese. A cavallo degli anni ’20 e ’30, Erika visse criticamente gli anni del triste passaggio alla dittatura nazista, fino a decidere nel 1938 di entrare a fare parte di una rete di antagonisti e resistenti al regime hitleriano, composta da artisti, antifascisti, comunisti e studenti, passata alla storia come “Rote Kapelle”. Nel 1942 Erika venne arrestata, condannata a morte e poi giustiziata per ghigliottina il 13 maggio 1943.
La vita di Saskia, che al momento della condanna a morte aveva 6 anni, venne per sempre segnata da quegli eventi e poi ancora dalla storia più complessa delle Germanie divise. Durante la guerra fredda, infatti, molti condannati a morte del regime nazista vennero strumentalizzati e etichettati come necessariamente comunisti quando, come nel caso specifico di Erika, si trattava magari di semplici cittadini con una visione antifascista e chiaramente lucida rispetto al regime.
Questa mistificazione dell’identità politica della madre permise tuttavia a Saskia di costruirsi una vita nei primi anni della Germania dell’Est, protetta in qualche modo dal mito della madre, ma comunque in un contesto di omertà. Dopo avere lasciato lo stato socialista nel 1972, Saskia si trovò a rivivere altrettanta alienazione nella Germania dell’Ovest, dove i resistenti condannati a morte dal nazismo venivano invece considerati come traditori.
Solamente con la riunificazione riuscirono Saskia, e molti altri come lei, a ricostruire la vera storia dei propri genitori, martiri del nazifascismo. Solamente nel 2003 Saskia ha avuto la possibilità di ritrovare una lettera scrittale dalla madre in punto di morte, documento di inestimabile valore, che viene letto agli incontri con ragazzi e studenti.



